Manifestazioni

ACQUAAVIVA COLLECROCE_pagliara_ph. g. palladino  copiaSebbene nel comune sia riconosciuta l’esistenza della minoranza linguistica croata, oggi ben poco è rimasto degli usi e dei costumi originari. Anche se anticamente alcune usanze avevano un qualche carattere slavo, oggi si confondono completamente con gli usi molisani, è rimasto però il vivo ricordo di costumi scomparsi e di tradizioni abbandonate.
Diversi sono gli appuntamenti che durante l’anno offrono l’opportunità agli abitanti del posto di riunirsi in festa.

Il primo maggio tutta la popolazione festeggia la primavera portando in parata per le vie del paese il Maj, una struttura a cono con caratteri antropomorfi, ricoperta di fiori di campo ed erbe e trasportata da un uomo infilato al suo interno, seguito da una folla festosa che si lancia in balli e canti, godendo delle primizie offerte dalla terra. La festa, di origini molto antiche, seppur in uso in alcuni altri paesi del Molise, può vantare tuttavia un’autentica discendenza slava, poiché il Maj è documentato e presente in gran parte delle popolazioni slave, dove è chiamato Zeleni Juraj ossia Verde Giorgio.
La sera della Vigilia di Natale all’entrata della chiesa viene accesa una grossa fiaccola, chiamata Smrčka, anticamente formata da un tronco d’albero riempito con ceppi di ginepro, oggi formata da pezzi di legno contenuti in una costruzione di ferro a sua volta poggiata su una struttura con tre piedi. Questa viene accesa poco prima della mezzanotte per riscaldare simbolicamente il Bambino Gesù. Un tempo la Smrčka veniva costruita dai giovani del paese che facevano a gara per illuminare il cammino dei fedeli verso la santa messa e non solo: questi, prima di recarsi in chiesa, andavano alle porte delle rispettive fidanzate e intonavano serenate.

In occasione di ricorrenze particolari si possono non solo ritrovare gli usi di un tempo ma anche assaggiare alcuni prodotti tipici.
Il Varak ( dal verbo variti che significa bollire ), una zuppa di legumi e cereali che si prepara tradizionalmente a San Donato, il 7 agosto, non solo è un piatto tipico ma con il tempo è diventata un’occasione per riunire la popolazione e stare insieme. Le sue origini non sono molto chiare; si dice che questa tradizione sia legata alla festività di San Donato ma anche che sia nata per ringraziare la natura per i buoni raccolti. Anticamente, quando la trebbiatura era ancora un’operazione molto lunga e laboriosa, capitava spesso che le famiglie esaurissero le scorte di farina ottenuta con il raccolto dell’anno precedente e allora si ovviava consumando direttamente il grano appena trebbiato, semplicemente mettendolo a bollire, aggiungendovi, nel caso, del sale e dell’olio. Probabilmente così è invalsa l’usanza di preparare il Varak, che normalmente era solo grano bollito. Negli ultimi decenni, con le maggiori disponibilità, è andato arricchendosi ed è diventata una pietanza più elaborata.
Le festività religiose sono legate al culto di San Michele Arcangelo, patrono del paese, i cui festeggiamenti, che si svolgono due volte l’anno, il 29 settembre e l’ 8 maggio, richiamano numerosi devoti dei paesi circostanti e gli emigrati che in questa occasione tornano nel loro paese natio.
Altro appuntamento religioso molto sentito è il 3 febbraio, per la ricorrenza di San Biagio, il cui culto molto probabilmente è stato importato dalla vecchia Ragusa (Dubrovnik), visto che il santo è patrono di questa città, all’epoca degli spostamenti della popolazione slava verso questa sponda dell’Adriatico. In questa occasione si possono assaggiare i Kolači, dolci ripieni di mosto cotto.